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Ritorno al futuro? Le scuole all’aperto in mostra al Mambo

Dalle scuole all’aperto all’outdoor education. È un viaggio nel tempo e nello spazio quello costruito all’interno della mostra Ritorno al futuro? Dalle scuole all’aperto alle nuove esperienze educative nella natura” allestita negli spazi espositivi del Mambo di Bologna. La mostra, aperta al pubblico fino al 9 dicembre, è curata da Mirella D’Ascenzo, docente di Storia della Scuola all’Alma Mater e Mino Petazzini, direttore della fondazione Villa Ghigi.

Fotografie, oggetti d’uso quotidiano, citazioni e video conducono il visitatore alla scoperta delle scuole all’aperto e della riflessione, avviata già sul finire del’700, tra educazione e natura. Un altro elemento ricorrente è il rapporto tra indoor e outdoor, tra ambienti interni ed esterni, un rapporto su cui la scuola e la pedagogia si interrogano periodicamente. “Tutte le volte che la scuola guarda alla natura lo fa perché ha bisogno di ricostruirsi” – ha spiegato Petazzini.

La mostra

Il percorso espositivo si snoda in ordine cronologico. La mostra si apre con un pesante banco di legno, simbolo della scuola di fine ottocento, studiato per “permettere al massimo punto possibile l’immobilità del fanciullo” come scrisse Maria Montessori . A fare da contraltare un altro banco, piccolo, leggero e trasportabile come uno zaino: quello delle scuole all’aperto,. Nate per accogliere i bambini gracili e dunque per rispondere ad esigenze di igiene, le esperienze di scuole all’aperto, italiane ed europee, furono fucine di sperimentazioni pedagogiche e didattiche.

In Italia la stagione delle scuole all’aperto fu inaugurata a Padova. Bologna seguì qualche tempo dopo. Fu nel 1917 che venne inaugurata la prima scuola all’aperto in città, fortemente voluta dall’assessore Mario Longhena di cui si ricorda la grande sensibilità pedagogica. Erano i tempi della giunta Zanardi, quella dello slogan “pane e alfabeto”, emblema di una politica capace di investire nell’istruzione anche in un periodo difficile come quello del primo dopoguerra. L’esperienza bolognese viene raccontata attraverso tante fotografie, materiale didattico e di refezione. In quegli anni le scuole Fortuzzi, le Amandi Avogli, Casaglia e Villa Aldini erano scuole in cui i bambini potevano seguire le lezioni all’aperto. Alla parete i quadri, con i ritratti di bambini intenti nello studio, realizzati da  Lorenzo Viani e fatti acquistare da Mario Longhena.

A questa stagione è succeduta quella del fascismo con il suo culto del corpo e poi quella del dopoguerra in cui il progetto delle scuole all’aperto venne ripreso anche se sopravvisse solo in parte. Poi attraverso gli anni’70 e ’80 quando la scuola prova ad aprirsi verso il territorio, si arriva ai giorni nostri, alle esperienze educative nella natura che coinvolgono anche i bambini dei nidi e delle scuole dell’infanzia. In città sono stati avviati diversi percorsi di educazione all’aperto, accolti con entusiasmo dal personale dei nidi e delle scuole d’infanzia.

Un invito a riflettere

Le esperienze in mostra, quelle del passato e quelle contemporanee, quelle italiane e quelle straniere, portano ad interrogarsi anche sul rapporto tra natura e sicurezza, su quanto gli adulti siano disponibili ad accettare i rischi connessi alla vita all’aperto. “Di sicurezza si muore” ha invitato a riflettere D’Ascenzo, ribadendo anche la necessità di un nuovo patto educativo con le famiglie che tenga conto anche dei diritti dell’infanzia, tra cui c’è anche quello di stare a contatto con la natura. Insomma, tra le sale c’è anche l’invito a riflettere sul ruolo che la natura e gli spazi esterni alla scuola possono esercitare per un’educazione più attraente e umana.

I retroscena del museo

L’esposizione  si inserisce anche all’interno del  progetto I retroscena del museo, realizzare e far vivere una mostra, realizzato dal Mambo in collaborazione con Officina, Impresa Sociale. Il progetto ha coinvolto sette giovani, a rischio di esclusione dal mondo del lavoro, di sperimentare il contesto museale e di apprendere competenze legate agli allestimenti espositivi e alla produzione multimediale. Questi sette giovani hanno partecipato all’allestimento della mostra e saranno coinvolti nelle attività parallele ad essa legate, comprese le attività dedicate alle scolaresche.

 

 

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